Prof. Leonardo Tondo

Dipartimento Psicologia, Università di Cagliari

Harvard Medical School

Il disturbo bipolare dell'umore (BPD) è una malattia che colpisce l'1% della popolazione nella sua forma più grave (BP-I) e circa il 2% nella sua forma più leggera (BP-II) e che si accompagna a un elevato rischio di suicidio. L'incidenza del suicidio in uomini e donne con BPD è circa 20 volte superiore a quella della popolazione generale e si stima che il 60% dei suicidi siano affetti da questa malattia. Gli atti suicidari (tentativi e suicidi completi) si presentano precocemente durante il decorso della malattia, in associazione con disturbi depressivi gravi e stati disforici e misti. Negli interventi a breve termine sono importanti un'attenta supervisione clinica, un ricovero in ambiente specialistico e la terapia elettroconvulsivante (ECT). Le terapie con antidepressivi e neurolettici e i trattamenti di tipo psicosociale avrebbero un effetto limitato. Il trattamento a lungo termine con sali di litio costituisce una eccezione, data l'evidenza di una riduzione del rischio suicidario associato a questo trattamento pari a circa l'80%. Le altre terapie psicofarmacologiche introdotte per il trattamento profilattico del BPD, compresi gli anticonvulsivanti e gli antipsicotici, richiedono ulteriori ricerche sul loro effetto nel limitare la prematura mortalità dovuta al suicidio.

 

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